Avviare confronto su emergenza case riposo

“Va avviato subito un confronto tra tutti i soggetti coinvolti per affrontare la situazione di emergenza nelle case di riposo, ma si deve poi proseguire per trovare un minimo di regolamentazione in un settore da sempre poco trasparente”. Lo affermano in una nota congiunta i segretari dei sindacati dei pensionati di Alfred Ebner (Spi/Cgil), Annarita Montemaggiore (Fnp/Cisl), Danilo Tomasini (Uilp-Sgk), e Stephan Vieider (Asgb).

I sindacati condividono le preoccupazioni per la situazione drammatica nelle case di riposo, determinata da organici da tempo carenti e acuita dalle sospensioni previste in caso di mancata vaccinazione e dalle dimissioni dal lavoro sempre più frequenti, con la conseguenza di pesanti tagli ai servizi.

Per riuscire ad affrontare la situazione i sindacati considerano fondamentale, a prescindere dalla situazione contingente, aumentare gli stipendi e ridare maggiore dignità ai lavoratori, ma questo aspetto da solo difficilmente potrà risolvere i problemi esistenti. Secondo i rappresentanti dei pensionati, questo settore può funzionare solo con un numero di operatori adeguato, che attualmente è difficile reperire in tempi ristretti.

“Presumibilmente anche i servizi domiciliari non saranno in grado di fornire risposte adeguate. In tale modo tutto il peso si scarica sulle famiglie, creando grossi problemi. Sarà inoltre difficile reperire badanti perché trovano lavoro nei paesi di origine o lasciano l’Alto Adige perché non possono lavorare in quanto vaccinate con sieri non riconosciuti territorialmente”, continuano i sindacati.

Le parti sociali temono che la situazione possa trascinarsi anche oltre il periodo di emergenza e sono convinte che per il ritorno alla normalità serviranno molti mesi. Il rischio è che le famiglie si aggrappino ad ogni possibile soluzione compreso il ricorso al lavoro nero, allargando ulteriormente quella fascia di sommerso già esistente. “Bisogna fornire alle famiglie strumenti per gestire correttamente i rapporti di lavoro delle badanti per evitare una successiva conflittualità e anche per poter verificare con certezza la reale capacità delle persone assunte di curare persone fragili. Chiediamo soprattutto alla Provincia di Bolzano di avviare percorsi formativi che darebbero alle famiglie qualche garanzia in più”, conclude la nota.