I rischi della movida in quota

Gli assembramenti nei centri turistici, nelle vie delle città e nei centri commerciali sono uno schiaffo a chi lavora giorno e notte per salvare chi è colpito dal Coronavirus. Ma così si danneggia anche chi ha malattie acute e croniche extra Covid e non riesce ad accedere alle strutture sanitarie, salvo per i casi urgenti. Purtroppo sembra che Spritz e cappuccino per tanti valgano più della salute collettiva.

Siamo di fronte a forme di egoismo e di scarsa solidarietà nei confronti di chi è preoccupato per la propria salute e per quella dei suoi cari, di fatto la maggioranza dei cittadini. La politica del rigore - mi pesa dirlo perché sono a rischio anche posti di lavoro - e le limitazioni alla libertà di movimento per decreto sono l’unica possibilità per tutelare la salute dei cittadini e in ultima ratio anche la stessa economia, evitando continui ‘stop and go’. L’esperienza insegna che non funzionano la sola autodisciplina e l'invito al rispetto delle regole.

Il richiamo alla disciplina, assieme alla minaccia di nuovi lockdown, in caso di recrudescenza dell’epidemia, sono un messaggio di disponibilità a chi spinge per riaprire, ma anche un’assoluzione preventiva nel caso le cose andassero poi male. Per fortuna abbiamo Arno Kompatscher, che si è dimostrato con i fatti un presidente della Giunta che non segue certe logiche e che pensa prioritariamente al bene della collettività e al contrasto alla pandemia.

Oggi le aziende sono, anche grazie ai tanti protocolli firmati con il sindacato, sicuramente più attrezzate rispetto a marzo e lavorare in sicurezza dentro i luoghi di lavoro e possibile. Il problema sono i contatti sociali e la vita fuori dai posti di lavoro, che, se non limitati, creano danni alla salute pubblica e anche alla stessa economia.

Mi meraviglia che con un’incidenza ancora elevata d'infezioni e di morti i responsabili della sanità locale siano di nuovo in prima fila per alleggerire le restrizioni in vigore, mentre altrove, vedi la Germania, si chiude. Su questo terreno la ricerca del consenso politico non può esistere. Prima viene la salute pubblica. Poi spetta ovviamente alla politica decidere, ma in modo chiaro e trasparente, assumendosi anche in prima persona le responsabilità, se le cose non dovessero funzionare. Per noi, anche se mi pesa dirlo, solo regole rigide, controlli e sanzioni esemplari possono farci uscire da questa ormai perdurante crisi sanitaria senza ulteriori drammi.

Alfred Ebner segretario provinciale Spi/Lgr