Pichler: “Riders, no a un contratto sbagliato”

“Il contratto nazionale siglato da Assodelivery e Ugl (sindacato autonomo) nei giorni scorsi è un accordo di dubbia legittimità che invece di migliorare le condizioni dei riders le peggiora”. È questa la posizione dei sindacati confederali che domani siederanno al tavolo aperto sul tema al Ministero con la ministra del lavoro Nunzia Catalfo.

“Sebbene nella nostra provincia i numeri che riguardano la categoria dei ciclofattorini impegnati nell’attività di consegna a domicilio, non siano quelli delle grandi città - interviene Christine Pichler, segretaria provinciale della categoria che in Cgil si occupa dei lavoratori in somministrazione e delle cosiddette nuove identità di lavoro, tra cui si collocano i riders - anche in Alto Adige questi lavoratori rappresentano una categoria sempre più vulnerabile, soprattutto dal punto di vista sociale, riguardando in particolare lavoratori stranieri che faticano ad entrare nel mondo del lavoro”.

“L’accordo sottoscritto nei giorni scorsi da Assodelivery e Ugl è inaccettabile – prosegue la segretaria - si tratta di un testo nel quale non solo viene confermato il sistema di pagamento a cottimo, negando la corresponsione di una retribuzione oraria, che garantisca il compenso del rider anche in assenza di ordini, ma il corrispettivo rischia di risultare significativamente inferiore rispetto a quello corrisposto attualmente dalle principali aziende operanti nel settore, perché varia a seconda del tempo impiegato per ciascuna consegna. Il testo interviene anche sulla sicurezza, stabilendo che il casco utilizzato verrà cambiato dopo 4000 consegne e la pettorina ad alta visibilità dopo 1500”.

La segretaria traccia un quadro della situazione in Alto Adige: “ Se riflettiamo sulle indagini condotte a livello locale, in relazione alle abitudini dei consumatori negli ultimi mesi si può dedurre che il trend dei lavoratori delle piattaforme online è velocemente e costantemente in crescita. Già prima della pandemia, a Bolzano, nell’arco del 2019, Deliveroo aveva registrato un aumento del +272% degli ordini. L’emergenza Covid, per ovviare alle limitazioni alla circolazione delle persone e alla chiusura al pubblico di punti vendita, ha portato un’impennata della digitalizzazione: il 41% degli altoatesini dichiara di fare acquisti online, mentre oltre la metà delle persone in Alto Adige afferma di recarsi più raramente in ristoranti, pizzerie, e bar.

Questo ha comportato un aumento rapido ed esponenziale di riders, che oggi rischiano di scontare sulla propria pelle i “paradossi” della crisi economica determinata dall’emergenza Covid-19: in primo luogo, infatti, le principali multinazionali che si occupano di delivery food, hanno avuto, grazie al lockdown, “l’opportunità” di sviluppare le proprie potenzialità, aumentando sensibilmente i propri fatturati e conquistando nuovi spazi sul mercato. Il loro giro d’affari è cresciuto, ma i riders – conclude la segretaria - hanno continuato ad essere una tipologia di manodopera sempre più sfruttata, senza che alcuno si preoccupi della loro esposizione sociale, addirittura aumentata durante il lockdown”.